Già da qualche settimana, ormai, è cominciata l’affannosa ricerca di mete e sistemazioni appetibili per le vacanze estive… Grecia, Inghilterra, Spagna, Norvegia … Ma anche Brasile, Messico, Thailandia e le vaste pianure africane si susseguono in una girandola di emozioni e suggestioni potenti… Sì, perchè il viaggio è un dono che mette in comunicazione culture, bellezze, nature e alterità differenti ma che, perciò stesso, richiede particolari rispetto e lungimiranza, specie quando i posti che si intende visitare hanno nomi che solletticano l’immaginario collettivo e che vengono presi letteralmente d’assalto dall’umanità viaggiante più variegata… A questo proposito, alcuni giorni fa, il sito statunitense Mother Nature Network , ha pubblicato la classifica dei 15 posti al mondo più minacciati dal turismo di massa dove, in breve tempo, famelici turistici mordi e fuggi “stipati” in bus deluxe e in lussuosi alberghi “all inclusive”, identici in qualsiasi parte del globo, hanno spesso preso il posto dei paesaggi incontaminati e dei concilianti riposi dell’anima… Mentre la maggior parte dei profitti tintinnano nelle mani delle solite multinazionali o degli investitori stranieri a danno dell’ambiente e delle comunità locali. Machu Picchu- inserito anche dall’Unesco nella List of World Heritage in Danger – con i suoi 2.500 visitatori al giorno si è aggiudicato, purtroppo, il primo posto, seguito dalla Grande Barriera Corallina Australiana , stritolata tra il turismo di massa, i cambiamenti climatici e l’uso sempre più massiccio dei pesticidi sulla terraferma, anche qui principale causa della sparizione di molte, vulnerabili, specie marine. Seguono, tristemente, anche le Galapagos , ai tempi di Darwin esempio della Natura Madre, fiera e invincibile, poi Teotihuacan, dove il Sole e la Luna, il femmineo e il mascolino della realtà, venivano celebrati e amati in tempi precolombiani… Incredibilmente, anche l’ Antartide rientra in questa spiacevole classifica a causa delle navi da crociera che solcano le sue gelide acque così come la riserva faunistica del Masai Mara in Kenya e il magico Angkor Wat in Cambogia, Stonehenge e lo stesso Everest su cui si susseguono le gesta eroiche di scalatori rei di abbandonare, troppo spesso, nei suoi crepacci ogni sorta di spazzatura.